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I cerchi degli incontinenti: quando l’eccesso limita la libertà altrui

Immagino l’incontinenza come qualcosa di strabordante, qualcosa che esonda dal fiume dei desideri. Nel mondo del lavoro abbiamo numerosi “vizi”, alcuni dei quali ci scuotono, ci dominano. La loro esuberanza danneggia le relazioni e il lieto convivere e quindi la libertà altrui. 

Il Limbo

Il primo cerchio degli incontinenti è il Limbo, luogo mitologico dove sono presenti gli spiriti magni che non hanno conosciuto Gesù e, per questo, pur essendo “buoni”, non hanno potuto abitare i cieli del Paradiso. Nella nostra metafora potrebbero essere le persone presenti in azienda capaci di apportare grande valore, esercitando competenze diverse da quelle richieste dal loro ruolo. Hanno però il grande problema che il capo non li conosce a fondo e non percepisce questo valore. Talvolta alcuni dipendenti in azienda hanno grandi idee di sviluppo della propria area o di altre, ma non avendo riconosciuto il loro “ruolo” non vengono considerati. Purtroppo la maggior parte delle volte, anche il fattore economico incide ovvero, essendo gratis, la nuova idea non viene considerata da parte del capo, ma si prediligono fornitori esterni che si fanno pagare tantissimo per gli stessi servizi. 

Per citare Matteo Fini (da Jobber):

L’Azienda è quel posto dove si pagano migliaia di euro consulenti per dire cose che se le dici tu dipendente sei un coglione.

I lussuriosi

Il cerchio successivo è quello dei lussuriosi, quello dei lavoratori che cedono di fronte a una bellezza ostentata, una bellezza che non è solo fisica, ma è soprattutto “comoda” e di facile accondiscendenza. La possibilità di raggiungere un ruolo, un beneficio economico, un riconoscimento, passando per la via più veloce, sfruttando una simpatia, una debolezza, un meccanismo di favori reciproci. Appartengono a questo ambiente sia chi cede alle lusinghe sia chi è parte attiva. I nostri Paolo e Francesca sono lavoratori che fluttuano in alto superando le logiche del merito e dell’etica.

I golosi

Nel cerchio dei golosi ero tentato di inserire tutti coloro che eccedono in pause caffè e condividono i dolcetti in ufficio. Oppure per chi ogni pretesto è buono per festeggiare sul luogo di lavoro. In realtà vedo di più i golosi come coloro che hanno un’incontenibile fame di successo e ambizione e questa continua fame li perseguita contribuendo a fare terra bruciata intorno a loro per emergere, avere successo e avere gli occhi rivolti esclusivamente su di sé. Questa fame di fama non trova mai sazietà e conduce a una ricerca continua di visibilità anche se il prezzo da pagare appartiene ai colleghi e ai collaboratori messi in ombra dalle loro azioni.

Gli avari e prodighi

Gli avari e i prodighi del quarto cerchio, sono coloro che hanno un attaccamento sbagliato al denaro: sono troppo tirchi oppure troppo scialacquatori. Nel mondo del lavoro si trovano persone simili, specialmente coloro che valutano ogni relazione e ogni investimento con la controparte. Quanto vale in termini economici una relazione? Quanto devo spendere per entrare nelle grazie di questa o quella persona? E’ il ruolo di certi amministratori senza scrupoli che tendono a risparmiare su ogni possibile attività e magari adottano un protocollo green in azienda solo per poter spendere meno di riscaldamento o di luce elettrica. Ma sono anche coloro che tendono a governare il proprio orto, senza condividere con altri competenze, informazioni né successi. Chi si chiude in sé con la speranza di poter dimostrare, un giorno, potere e successo solo per aver collezionato informazioni preziose e procedure.

Gli accidiosi e iracondi

Ci sono poi quelli che polemizzano su tutto, che creano un’aurea di negatività in ufficio che vedono il male in tutto ciò che la direzione fa. Sempre pronti a scagliare la pietra su una nuova procedura, un nuovo collega, un nuovo progetto. Ma il vero male è che loro per primi non hanno voglia di fare niente per cambiare le cose. Costerebbe troppa fatica. Di solito sono anche le persone che soffrono più di tutte la mancanza di un rapporto genuino con il loro capo, basato sulla trasparenza e l’onestà. L’unica via possibile è la sottomissione e la silenziosa accettazione della loro situazione di infelicità. Ma in questo cerchio sono presenti anche i veri iracondi, coloro che per risolvere problemi preferiscono un confronto verbale acceso o una sceneggiata di fronte ad altri colleghi. Hanno bisogno continuamente di rendere partecipi gli altri dei loro malumori per poter dire con fermezza: Hai visto come mi ha trattato?!? E ottenere così consenso gratuito. 

Glil eretici

Tra le mura della città di Dite Dante incontra alcuni epicurei o atei che riescono a vedere solo nel futuro senza poter ricordare niente né del passato né del presente. Questa loro capacità nuova di preveggenza è vista come una pena. Nel mondo del lavoro è difficile rapportare la competenza di visione a un elemento negativo, ma ciò che trovo interessante in questo, e che stimola una riflessione sui lavoratori che potrebbero abitare il luogo, è la mancanza di una capacità di analisi della situazione attuale e di ciò che è stato. Alcuni manager non sanno imparare dagli errori del passato né dai continui stimoli che provengono dalla situazione lavorativa attuale. Questa mancanza, che non è altro scarsità di attenzione, può comportare ad avere una proiezione aziendale sbagliata e fuori linea. Sono quei manager che cercano di superare i problemi senza intervenire, senza pronunciarsi né affrontarlo definitivamente. La tentazione è quella di fare da scaricabarile pur di non prendere in mano la situazione. E’ l’esatto contrario dell’innovazione, e somiglia di più ai paraocchi dei cavalli da passeggio che a una visione mirata all’obiettivo. Anche questo comportamento è incontinente, perché non riesce a contenere la sicurezza di sé e l’abbondanza delle proprie convinzioni. 

Photo by Scott Umstattd on Unsplash

Edited by Riccardo Bonuccelli

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