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La selva oscura e i giovani

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Dante, Inferno I

Dante inizia il suo viaggio nell’aldilà passando da una selva oscura, allegoria del peccato, dell’essere in una condizione di completo turbamento. Passando da questa stato confusionale cerca il modo di uscirne da solo, ma, alla vista delle tre fiere: la lonza, il leone e la lupa, fugge trovando la sua guida spirituale in Virgilio.

Nell’oscurità dell’incertezza, dello smarrimento, chi si trova oggi all’interno di questa selva? Chi è il nostro Dante alla ricerca delle stelle?

Sono loro, i giovani. La categoria vulnerabile, facilmente oggetto di bieche persuasioni e furbe manipolazioni. Da quando lo abbiamo capito, tutti vogliono parlare ai giovani, dei giovani, con i giovani. Da Forbes, con i suoi top 100 under 30, della serie se non hai una start-up a 18 anni non sei figo; i figli (non solo) di papà, ma anche di mamma, della nonna, del nonno e degli zii, tutti sono pronti a parlare in vece loro; i politici creano programmi basati sui giovani solo per il gusto di vincere elezioni e consensi, ma poi dirottare l’interesse sul vero elettorato. Così tutti si elevano da pulpiti improvvisati per declamare l’ennesima verità, l’ennesima pozione magica, l’aforisma di chi capisce veramente i giovani. Nella loro vulnerabilità possiamo modificare le loro menti a nostra immagine e somiglianza per poi vendere loro l’ennesimo inutile prodotto per abbassare il livello culturale e rendere tutti l’ennesima massa non pensante e antirivoluzionaria, snaturando il loro ruolo e ambizione.

Date queste premesse si capisce perché nella selva oscura ci stanno proprio loro, i giovani, specialmente coloro che sono alla ricerca di un lavoro, i NEET costretti a definirsi tali solo per godere dei sostegni di Garanzia Giovani ed entrare nel mondo del lavoro dalla porta dello stage a tutti i costi; i giovani che non hanno ricevuto un orientamento del lavoro corretto oltre agli inutili stage nell’alternanza scuola lavoro. I dati in Italia sono preoccupanti, a fine 2020 il 22,2% dei ragazzi tra 19-34 anni sono NEET (ricerca ISTAT), una percentuale di gran lunga maggiore del dato europeo pari all’12,50%. Ma non possiamo classificare i giovani come bamboccioni o nulla facenti, perché non sono mai stati così “attivi” nella ricerca lavoro come nel momento in cui vengono catalogati “inattivi”.

Le tre fiere contro cui devono lottare e scappare sono: la GIG economy e tutti i lavori sottopagati, pericolosi (vedi rider) e la maggior parte delle volte non tutelati; i social e il mito degli influencer che ti fanno vedere quanto sia possibile avere tutto in maniera semplice e veloce, senza sforzi, basta essere ignoranti e furbi; gli istituti di formazione che promettono il successo assicurato a suon di stage e lavoro, come se contasse solo quello, la formazione in questi casi diventa solo un’appendice. E allora si mettono a caccia di titoli per formarsi, ma tanto ciò che conta è l’esperienza che nessuna azienda ti permette di fare se non gratis e “curriculare”. 

Ciò che ricercano è un Virgilio che sappia ascoltarli, sappia sostenerli, ma al contempo spronarli, rimproverarli ed educarli. Chi troveranno, chi sarà la loro guida nei meandri dell’inferno del mondo del lavoro? Chi sarà il loro salvatore?

Photo by Sebastian Unrau on Unsplash

Edited by Riccardo Bonuccelli

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