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Algoritmo EGOista e Uomo EGOcentrico – Humanless di Massimo Chiriatti

Una recensione “riflessiva” di Humanless – L’algoritmo egoista di Massimo Chiriatti

L’algoritmo egoista sembra il titolo di una improbabile piece contemporanea di Moliere. Dall’argomento trattato è però più vicina ai mondi distopici di Isaac Asimov. Un libro sull’intelligenza artificiale letto in ritardo di un anno, che mi ha suscitato veramente molti interrogativi. Domande che riporto in questa recensione e a cui, grazie al testo, provo a rispondere.

Nella prima parte del libro c’è un capitolo che è scritto in prima persona, proprio come se fosse l’algoritmo stesso a parlare. Il capitolo è rilevante perché ci fa capire perché l’algoritmo è e diventerà sempre più egoista. Ho trovato nel brano molte similitudini, presumo fortemente volute, con il Decalogo e l’onnipotenza del Dio cristiano che permea nelle Sacre Scritture. L’algoritmo sarà una nuova religione? O meglio, modificherà a tal punto la nostra vita da ribaltarla, per ricreare una nuova scala di valori e una nuova costruzione della società?

Massimo Chiriatti, l’autore, crede che il vero problema degli algoritmi sia che non sappiamo realmente cosa potranno diventare. Si basano sul meccanismo del feedback, ossia la capacità di un sistema dinamico di basarsi su modelli appresi. Quindi è creato, non generato, dall’Uomo, e poi si modella autonomamente sulla base delle esperienze registrate.

Per prevedere parte del futuro dobbiamo vedere l’attività che il computer non riesce a svolgere, o gli è molto difficile, e cede il passo agli umani, per guidarlo, sperabilmente.

L’autore afferma più volte, parlando di lavoro del futuro, che sarà determinante l’elemento umano in contrapposizione con l’intelligenza artificiale e soprattutto un’attenzione alla formazione continua degli individui per comprendere questi cambiamenti e conoscerli. Ci saranno dei percorsi di studio vincenti rispetto ad altri? 

Ci sarà il rischio che alcune materie vengano accantonate per fare spazio a materie tipicamente STEM?

Non lo sappiamo, ma dal testo si capisce che Chiriatti ritiene che le persone che non si formeranno, non avranno creatività e probabilmente non saranno in grado di insegnare alle macchine. Per sopravvivere all’economia del futuro dobbiamo essere complementari e non alternativi alle macchine, quindi servono parole e numeri, testa e cuore. E, attenzione, dobbiamo anche essere unici.

L’IA ci dice che sarà importante non quello che vogliamo possedere, ma quello che vogliamo essere

Nel quinto capitolo mi ha colpito una frase che non è rilevante per il contesto, ma mi ha fatto ulteriormente riflettere. La riporto:

“Non possiamo attendere oltre, soprattutto in Italia, per risolvere la mancanza di politica industriale: dobbiamo agire in fretta per cogliere i vantaggi che queste innovazioni creano, e distribuirle con equità.”

L’equità di cui si parla penso che sarà uno dei concetti che sarà dibattuto molto in futuro specialmente in presenza di macchine e algoritmi che decideranno per noi. La nostra società ci ha abituati infatti a vedere la giustizia nell’uguaglianza cioè nel distribuire a tutti in parti uguali, senza tenere conto delle diversità, delle disparità, del merito. Forse l’equità riuscirà a dare valore al nostro essere umani

Ma nasce il dubbio su chi sarà l’istituzione che si occuperà della scelta migliore per mantenere integro questo valore. Non potrebbe essere pericoloso che sia “gestita” anch’essa da un’intelligenza artificiale?

In un libro che sembra tecnico in realtà viene messo al centro l’Uomo e soprattutto gli esseri umani quando collaborano tra loro. Quindi la loro espressione più alta è quando decidono per il loro bene, ossia la politica, intesa come policy, non come politica in senso di partiti antagonisti. Non è previsto per ora delegare autonomia a delle macchine per gestire le nostre relazioni.

Leggere il libro è stato come assistere a una guerra epica tra l’IA e l’Uomo senza però né vincitori né vinti, anche se l’essere umano ne esce molto in difficoltà. Alla fine però chi vincerà? Si può azzardare un’ipotesi o prevedere degli scenari concretamente possibili nel breve tempo?

L’IA è inevitabile, ma ogni tecnologia che ci spinge alla passività è dannosa. C’è però da essere ottimisti: la tecnologia plasma le azioni umane; quando irrompe sulla scena è talvolta distruttiva, poi nel tempo la storia ha insegnato che sappiamo coglierne il meglio.

Seguo Massimo Chiriatti, l’autore, da qualche anno, prima grazie al suo blog su Nova de Il Sole 24 Ore, poi come uno dei massimi esperti italiani di tecnologia. Recentemente, in una delle pochissime occasioni di contatto in presenza degli ultimi tempi, ho avuto la fortuna di chiacchierare con lui al Nobilita Festival dove ho apprezzato il suo modo pacato, fermo e riflessivo sull’argomento riportato dal libro. Ne è nata una stimolante conversazione che non riporto qui, ma la lascio ancora lavorare dentro di me.

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