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Tra contaminazioni e “ricreazioni” per ripartire dopo il covid-19

«Più vi contaminerete, meno dovrete partire da zero. Più vi contaminerete, meno sarete sostituibili da un algoritmo di nuova generazione. Più vi contaminerete, più propagherete le opportunità della vostra vita e delle persone connesse a voi.»

Per parlare dell’ultimo saggio di Giulio Xhaet sono partito dalla fine, da questa citazione che rende bene l’idea di cosa stiamo parlando. #Contaminati è il titolo e “Connessioni tra discipline, saperi e culture” il sottotitolo.

Quanto sono importanti le connessioni nel mondo professionale di oggi? Il libro cerca di dare una risposta esaustiva e centra l’obiettivo. Ho terminato la lettura verso i primi di marzo ed ero letteralmente entusiasta di quello che avevo appena letto.

Poi il covid-19 e tutto un nuovo scenario. Ho pensato: questo libro non è più attuale, in questi momenti di crisi certi gli I-shaped (coloro che possiedono competenze approfondite in una sola disciplina) sono fortemente avvantaggiati e sicuramente il loro lavoro continuerà anche dopo la pandemia. Medici, infermieri, panettieri, macellai, insegnanti, forze dell’ordine hanno mostrato la loro “vittoria” su altre professioni che in quel momento sono andate in “sospensione”.

Occorre quindi saper fare bene il proprio mestiere per sperare di lavorare anche in queste situazioni.

Poi sono venute alla luce altre riflessioni che la lettura e il periodo storico mi hanno stimolato.

Possibile che un libro che fino a qualche mese fa riportava tesi innovative a cui guardare con fiducia e speranza, nel giro di due-tre settimane non siano improvvisamente più valide? Forse il momento che stiamo vivendo ha provocato una tale rottura con quanto è avvenuto prima, che anche noi non ce ne capacitiamo molto.

Ecco però che nel riprendere una visione a lungo raggio il libro mostra in maniera forte il suo valore. L’attuale situazione ha creato nuove professionalità da chi, durante il lockdown, non poteva in alcun modo esercitare la propria attività: organizzatori di eventi, parrucchieri, gestori di cinema, attori teatrali, operatori turistici, addetti al front-office, si sono trovati a non avere alternative valide, e si sono reinventati oppure hanno atteso. Ma è chi ha avuto la possibilità di reinventarsi che ha avuto modo di cogliere il meglio da questo momento, soprattutto perché ha messo in moto altre competenze sopite o nuovi modi di vedere il proprio lavoro.

Ora c’è il covid-19, ma non ci dimentichiamo che il lavoro del futuro si sta incamminando a grandi balzi verso sistemi di intelligenza artificiale, grazie a elaborazioni algoritmiche e sostituzione di forza lavoro umana a favore di sistemi informatici, automatizzati e intelligenti capaci di ridurre i tempi e aumentare la produttività.

E la pandemia ha reso visibile chi ha capito fino in fondo l’importanza di intraprendere nuove strade. Chi non ha avuto problemi a ripensare il proprio lavoro per qualcosa di utile e innovativo si è trovato a ricrearsi e a reagire seppure con le dovute precauzioni.

E si capisce, con il senno di poi, che #Contaminati è un libro urgente in questa fase storica e sottolinea la necessità di trovarci preparati per ripartire già durante la pandemia.

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