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Un tempo sospeso per allenare competenze

#ripensareillavoro al tempo del coronavirus

Sfruttare questa onda mediatica e sociale è un po’ facile per uno che scrive. E, visto che non sono un giornalista professionista (che invece ha il dovere di parlarne) preferivo starmene in silenzio.

Però ho meditato in questi giorni che una pandemia di tale portata può essere vista, per chi è nelle proprie case e in salute, come una grande occasione. Un reset generale ogni tanto è necessario per riavviare correttamente un computer, figuriamoci una persona e una comunità.

Vivere, studiare e lavorare in questi tempi equivale a compiere degli sforzi incredibili se non siamo abituati alla flessibilità, al cambiamento continuo, e quello che più viene minata è la parte emotiva. Una situazione di tensione, incertezza che si mischia a un’ansia latente tipica di certi momenti storici come lo è stato durante la guerra fredda, per esempio, ansia rivivibile nei vecchi film hollywoodiani noir anni ’50. Ma la cosa che differisce è che in questo caso stiamo Tutti vivendo questo sentimento senza distinzione di nazioni, culture né tantomeno differenze sociali.

Un po’ come la livella di Totò, anche se tra morte e paura di morire c’è una grande differenza.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’opportunità di cui parlavo sopra.

È un’opportunità che riguarda tutti e che può cogliere chiunque, ma quello di cui andrò a parlare è solo l’aspetto professionale, quello che possiamo implementare nel nostro lavoro.

Naturalmente non mi rivolgo a chi sta lavorando in prima linea per contrastare lo spandersi dell’epidemia, ma parlo a tutti gli altri lavoratori che in questi giorni stanno vivendo un rallentamento, un cambio di organizzazione professionale, o addirittura di una chiusura dell’attività. Una sospensione per l’appunto.

Come ottimizzare questo tempo “ritrovato” (per parafrasare erroneamente Proust) e come fare per renderlo fecondo?

Ho scelto quattro competenze che possiamo migliorare nel tempo sospeso di emergenza, utili sia in campo professionale che nella vita quotidiana:

– Organizzazione

Sia che siamo in smart working, sia che siamo ancora tra i pochi che lavorano in ufficio, studio, negozio, la maggior parte delle volte il nostro lavoro è solo di “mantenimento” o di “emergenza”, rarissime volte è di “sviluppo”. Prendiamoci invece tutto il tempo necessario per riflettere su quelle che sono le nostre attività, come poterle svolgerle al meglio e dare le giuste priorità affinché in futuro, quando saremo sovraccarichi, ci ricordiamo di cosa è necessario fare prima.

È il tempo anche per sistemare cose che lasciamo sempre in sospeso, come pulire il desktop dai file in attesa di essere sistemati o lavorati, oppure riordinare i documenti importanti, meditare nuove procedure per rendere le attività più snelle ed efficaci. Insomma un grande lavoro di “dare la cera e togliere la cera” per dirla con le parole del Maestro Kesuke Miyagi.

– Curiosità

La curiosità è l’unica capacità umana insieme al sogno che ti spinge fuori dal tuo vissuto, dalle mura di casa, che in questi momenti ci stanno strette. La curiosità abbatte i muri, crea persone adulte e favorisce la vera innovazione. Perché curiosità = cultura. E come sfruttare questa ritrovata curiosità? Pensiamo alla chiusura delle scuole e tutto il materiale che alcune istituzioni hanno messo online a disposizioni di chiunque. Una su tutte la Rai che attraverso il sito Rai Cultura ha “liberalizzato” tutta la produzione di Rai Scuola visibile sul sito dedicato. E’ il momento quindi di rimetterci a studiare, tra una lasagna e una serie di Netflix, ritroviamo il momento di formarci.

– Lettura/scrittura

Poter usufruire del tempo passato in casa potrebbe essere l’occasione di riempire i “vuoti” di lavoro leggendo libri per la crescita personale e professionale, o quei libri che vogliamo iniziare, ma prendono solo polvere sulla nostra libreria per molto tempo. Molti libri si trovano gratuitamente sotto forma di ebook, grazie anche a molte biblioteche che hanno liberalizzato il prestito di libri, film, musica virtuale, da essere fruita con smartphone o pc. Uno dei più grandi “aggregatori” di queste biblioteche è Media Library Online.

Lettura vuol dire leggere qualcosa scritto da altri, ma perché non mettersi noi per primi a scrivere? Ci sono moltissime iniziative sul web di “raccolta” dei testi scritti durante la quarantena come per esempio quella del Collettivo Vida che promette di realizzare un diario collettivo di questi giorni da lasciare nel futuro. La scrittura è una dote che non tutti hanno, ma credo fermamente che sia una delle pratiche da allenare il più possibile, perché talvolta può essere utile anche come elemento scacciapaura, come supporto nei momenti in cui è bene fare spazio nelle mille preoccupazioni e dare forma ai nostri pensieri. E poi le cose scritte hanno un peso, creano realtà quasi tangibili dei nostri pensieri volatili.

– Tecnologia

Se c’è un vero protagonista di tutta questa emergenza storica è la tecnologia, ciò che realmente ci ha permesso di proseguire con tutte le attività in maniera semplice. La vera nuova amica dell’uomo, che ha mostrato il lato più utile e in certe occasioni indispensabile di questa emergenza.

Abbiamo imparato tutti a prendere dimestichezza con software più complessi, con modalità non del tutto intuitive, basti pensare ai vari portali di didattica a distanza per i bambini, adolescenti e giovani talvolta usati dai nonni che a malapena sanno utilizzare lo smartphone, oppure alle modalità di smart working che non significa portarsi letteralmente il lavoro a casa, ma creare un trait d’union tra spazio fisico condiviso da colleghi, a spazio fisico condiviso da famigliari con tutti i supporti disponibili, collegamenti in remoto, deviazioni caselle vocali e programmi di gestione del team.

Miglioreremo la conoscenza tecnologica anche se non lo vogliamo perché forse è lo snodo centrale di tutto quello che ci aspetta nel prossimo futuro, dando però valore in primis alla nostra umanità, reclusa in quarantena, e troppe volte messa in disparte. Volevamo prendercela comoda, senza riflettere fino in fondo sul valore del lavoro come attività condivisa e questa emergenza ci ha costretto a farlo. Da questo punto di vista ne usciremo senza dubbio arricchiti e nuovi.

Photo by Andrik Langfield on Unsplash

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