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I silenzi del curriculum urlano più di mille informazioni

Nel curriculum ci sono molti segnali che il recruiter può scorgere senza nemmeno dover incontrare il candidato. È normale. Il cv è proprio quel documento che viene inviato per favorire una prima impressione sul candidato, per dire che esistiamo e ci piacerebbe lavorare nell’azienda. E queste prime impressioni possono essere determinanti per la scelta di incontrare o meno il candidato in sede di colloquio per un approfondimento.

Una bella foto, un bel profilo personale e una bella grafica può contribuire positivamente a lasciare una bella impressione di sé al recruiter, ma non basta. Talvolta esistono insidie che è difficile controllare e modificare. Sono i “silenzi”, che si annidano nel contenuto e nelle informazioni che lasciamo di noi: i momenti in inattività.

Può capitare di trovare curriculum perfetti e fortemente efficaci che presentano, nel contenuto, dei buchi vuoti nell’esperienza, e questi buchi sono fortemente comunicativi.

Se nel passato ti sei iscritto a una laurea triennale e hai conseguito il tanto sperato titolo in 5-6 anni, il tempo in più che hai impiegato deve essere giustificato da un’altra attività che non ti ha permesso di farti concludere il percorso nei tempi stabiliti. Un’esperienza all’estero, un lavoro durante quegli anni, o una tesi sperimentale che ha richiesto una formazione aggiuntiva possono essere le cause più comuni e giustificanti per aver impiegato troppo tempo nel conseguire la laurea. Anche situazioni ben più gravi come una malattia, un’operazione, o la necessità di occuparsi di parenti con problemi di autosufficienza.

Non trovare però riempitivi validi per questi silenzi può dare l’impressione al recruiter che il candidato sia una persona poco seria e con scarsa attitudine allo studio, che può suggerire anche scarsa attitudine all’impegno e al raggiungimento di determinati obiettivi. Insomma, non sarebbe bene lasciare dei momenti di inattività nella vita, ma se proprio è successo, è il caso di trovare un’ottima risposta da dare alla sicura domanda che il recruiter ci porrà durante il colloquio di selezione.

In alcuni casi questi spazi vuoti, quando sono stati creati da una situazione importante e non sono volontari, possono rappresentare una bella occasione di discussione durante il colloquio per comunicare un nostro buon approccio alle occasioni avverse o alle opportunità che si possono presentare nella vita.

Photo by Amy Velazquez on Unsplash

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