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Nobilita Reloaded

Ho partecipato anche quest’anno al Nobilita Festival e al contrario dello scorso anno ho aspettato a scriverne per metabolizzare le grandi questioni emerse e che ti obbligano a una riflessione complessa.

Con l’inizio della primavera, giovedì 21 marzo, è partita la seconda edizione del Nobilita Festival organizzato da FiordiRisorse e SenzaFiltro. Primo giorno da FICO Eataly per una giornata dedicata alla formazione e i due giorni successivi per il “classico” festival nella splendida cornice, che ci aveva fatto innamorare lo scorso anno, dell’Opificio Golinelli.

Questa edizione è stata ancora più ricca della precedente seppure già lo scorso anno si gridò di entusiasmo per la formula nuova e la presenza di relatori d’eccezione che fotografarono il lavoro come nessuno aveva ancora mai fatto a un festival del genere.

Quest’anno le aspettative erano ancora più alte, ma sono state ampiamente ripagate e come sempre hanno alzato l’asticella ancora più in là, dove il lavoro si pone faccia a faccia con la giustizia, la politica, il sogno e l’umanità. Il lavoro è una pratica umana che avvicina le persone e crea relazioni e al Nobilita questo aspetto è tangibile nelle relazioni che si creano seppur in due-tre giorni, nei facili incontri con personalità di spicco nei vari settori professionali, nelle parole scambiate nelle pause pranzo con i relatori, nella sintonia che nasce sul palco tra i vari ospiti che si intervallano e che competono in un crescendo di professionalità.

Ci sono state molte parole sul palco, ma quelle che ho risentito più volte sono state: territori, inclusione, famiglia, innovazione, sì anche questa parola seppure fosse nel bingo delle cazzate inventato proprio dal presidente di FiorDiRisorse Osvaldo Danzi. Però quella di cui si è parlato è la vera innovazione, positiva e critica, quella degli irrequieti dell’innovation manager per eccellenza di Ivan Ortenzi, o quella di Elisa Raffaelli, in Sebia, che ha creato “dal basso” azioni di welfare anche grazie alla collaborazione con Gefar Services. O quella di Dominos Pizza che, puntando sulle persone, ha preferito assumere tutti i riders direttamente anziché esporre giovani a un lavoro rischioso, sottopagato che richiama il cottimo (ormai fuori legge in Italia dal 1954): anche questa bella pratica può rientrare in un atto coraggioso di innovazione, perché l’innovazione non è solo tecnologica, ma è anche un nuovo approccio con il quale ti rivolgi alle persone, per valorizzarle, per ascoltarle e dar loro dignità e riconoscimento. Oppure l’innovazione tradizionale (scusate il gioco di parole) quella alla base della compravendita dei brand italiani da parte di aziende straniere che hanno saputo rinnovare il processo produttivo storico mantenendo una linea e una gestione completamente italiana.

E non è un caso che si sia parlato anche di territori, di geografie del lavoro da ridisegnare. Se Milano offre un modello economico e sociale ormai superato è in altre realtà che avviene la vera innovazione: nella Lover, la nuova piattaforma territoriale della Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, a Napoli con la Apple Academy o l’Accademia Digita, o isole felici (dal punto di vista aziendale) come Orvieto con la sua Vetrya. È Aldo Bonomi che lancia, nel primo panel, l’idea che i territori vadano ripensati, integrati, ridisegnati senza pericolo che modifichino la nostra identità, perché l’identità è creata dalle persone e dalle relazioni e non dalle multinazionali.

Altra grande parola di Nobilita quest’anno è stata quella della famiglia, non come quella visione degenerata del congresso a Verona svolto in questi giorni, ma la famiglia-impresa. Uno dei panel più effervescenti è stato senza ombra di dubbio quello dedicato alle “generazioni parallele” in cui si andava a fotografare la situazione dell’impresa famigliare, piccola o grande che sia con molte opportunità, ma anche con problematiche esponenziali che investono oltre all’area professionale anche quella intima della famiglia. La battuta più provocatoria ma con un fondo di verità (nell’ambito aziendale) è che quando l’albero genealogico diventa un cespuglio è bene potare qua e là.

L’altro grande aspetto discusso è stato quello dell’inclusione sociale, o della coesistenza in un unico ambiente di lavoro di persone diverse, ma che, come ci suggerisce Maria Cristina Bombelli, meglio non chiamare diverse perché dà l’idea che ci siano persone uguali e invece la diversità è un elemento distintivo di ognuno di noi. Per Chris Richmond di Mygrants l’Europa potrebbe pensare a un sistema di ricollocamento professionale degli immigrati sulla base di specifiche necessità, attraverso un miglior sistema di accoglienza e una valorizzazione delle competenze delle persone. Ma l’inclusione protagonista a Nobilita è anche di un altro tipo, quella della filosofia in azienda, disciplina che si affaccia con difficoltà nelle realtà professionali eppure nasce dal presupposto che essa sia stata creata per entrare nelle città, nelle case e nelle vite degli uomini come ci ricorda Ivano Dionigi. Ma è con Vincenzo Moretti e l’approccio al lavorobenfatto che filosofia e vita professionale trovano la perfetta sintesi.

Altri argomenti di forte attualità sono stati quelli relativi alle promesse tradite dal digitale e del rischio della nuova classificazione della società in “classi social” che hanno ridisegnato e ridiscusso il vero apporto della tecnologia 4.0 al lavoro dell’uomo riservando, come è giusto, la predominanza all’elemento umano sopra quello tecnologico.

Ed è per questo che il Nobilita continua ad emozionare e a riscuotere tanto successo, perché è l’uomo il vero protagonista del lavoro ed è solo l’uomo capace di nobilitare il lavoro e renderlo attività sociale rivolta al servizio degli altri nella creazione di comunità in continua evoluzione.

E gli incontri, gli amici, gli scambi di questi giorni ne sono la dimostrazione. Voglio approfittare di questo post per ringraziare pubblicamente per la bella esperienza tutti gli amici di FiordiRisorse e SenzaFiltro e un ringraziamento speciale a Gianmarco Guerrini, Gianluca Bacciarini ed Elisa Proietti di Gefar Services con il quale ho condiviso gran parte dell’esperienza, ma anche a Piero Vigutto, Daniela Chiru, Simona Malta, Vito Verrastro, Vincenzo Moretti, Antonella Salvatore, Giorgio Zanchini, Santi Palazzolo e tantissimi altri.

Appuntamento quindi al 20 marzo 2020!

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