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Nobìlita / Il racconto della seconda mattinata

Seconda giornata di Nobìlita, il festival della cultura del lavoro, organizzato da FiordiRisorse nella splendida cornice dell’Opificio Golinelli.

Ho potuto partecipare solo alle due sessioni del mattino quindi mi limiterò a commentare ciò che ho visto dal vivo, senza ricorrere a commentare le visioni dei presenti prese dai social durante la sessione pomeridiana. Purtroppo, dato il viaggio, non sono riuscito a seguire neppure lo streaming online, che recupererò presto su YouTube nel canale di FiordiRisorse.

Veniamo subito al primo panel che ha aperto la seconda giornata, forse la sessione più interessante di tutto il festival, almeno per me. Moderato da un abile e televisivo Frediano Finucci, conduttore di Omibus su La7, il confronto si snoda tra welfare aziendale e smart working.

Prima ad aprire il dibattito è Alessandra Stasi, HR Manager di Barilla che inizia cercando di dare il quadro generale sul welfare aziendale secondo il modello Barilla per l’appunto. Per lei welfare significa occuparsi del benessere delle persone quando lavorano in azienda, ma anche durante i momenti privati e famigliari al di fuori dello spazio lavoro. Ma è con Giordano Curti, direttore generale di CIR Food che arriva la perfetta tematizzazione del welfare attraverso l’evidenziazione di quattro principi base che stanno alla base di una vera attenzione al benessere dei lavoratori: ascolto ai bisogni delle persone, fiducia, premialità dei comportamenti virtuosi e il senso di team e dello stare insieme. È il momento di Andrea Montuschi, presidente di Great Place to Work, che racconta l’attività della sua azienda e l’importanza della misurazione del welfare attraverso il clima aziendale, uno strumento utile soprattutto agli HR manager per valutare cosa fanno i dipendenti. Ci spiega i flexible benefits, strumenti informatici che consentono alle persone di gestire un budget individuale messo a disposizione dall’azienda per attivare un benefit come la sottoscrizione di un’assicurazione medica personale, una sovvenzione per l’asilo dei figli, oppure un abbonamento per la palestra. Michele Ricciardi, HR manager di Eden Red, pone l’accento sulla differenza tra il welfare del passato (il modello Olivetti per esempio) basato sulla centralità dello spazio fisico dell’azienda, a quello attuale in cui l’azienda, da casa fisica, diventa casa virtuale accessibile in ogni luogo.

La vera rivoluzione e l’elemento più determinante per il welfare è quindi lo smart working, non la pratica di lavorare in pigiama sul letto con un portatile o uno smartphone, ma la pratica intelligente (smart appunto) di decontestualizzare il lavoro nel luogo più congeniale venendo incontro alle necessità private del lavoratore. Per fare questo è fondamentale però creare una cultura professionale diversa da quella attuale dove i manager di piccole e medie imprese sono sempre legati a strumenti di “controllo” nei confronti dei dipendenti e quella che viene più a mancare è la fiducia, elemento fondamentale per il welfare. Secondo Michele Ricciardi, il welfare per le piccole-medie imprese seppur di difficile applicazione nella realtà, servirebbe in modo più esponenziale per non permettere la fuga dei talenti presenti in azienda. Lo smart working però si applica in contesti in cui il lavoro è svolto per obiettivi e non in ambienti quali la produzione dove invece è fondamentale presidiare la catena di montaggio (per un’azienda metalmeccanica) o i fornelli (per una cucina).

Il secondo panel è rivolto all’importanza della formazione nella realtà aziendale contemporanea. Il discorso non poteva che vertere sull’efficacia o meno dell’alternanza scuola lavoro che ha portato un grande rinnovamento nella relazione tra scuola e mondo professionale. Tutti sono d’accordo però che i metodi con il quale è applicata devono essere rivisti per allinearsi ad altri Paesi virtuosi come la Germania.

Il dibattito è moderato da Osvaldo Danzi, anima della manifestazione, che dà il suo solito tocco provocatorio ai panelist. Il palco per questo confronto è tra i più affollati: sono 5 gli ospiti presenti. Alessandro Camilleri, HR di Hera, Mario Sassi, direttore di CGMT Formazione, Walter Passerini, giornalista de La Stampa, Luca Vignaga, HR Manager di Marzotto e Andrea Barchesi, CEO di Reputation Manager.

Walter Passerini prende subito la parola sollecitato da Osvaldo Danzi per chiarire la sua visione del lavoro: non vuole vederlo come un diritto, ma come un progetto e propone ai selezionatori presenti di inserire una domanda in ogni colloquio su cos’è per te il lavoro? La sua risposta fa capire subito l’intraprendenza del candidato e la sua possibilità di distinguersi. Il vero problema formativo in Italia, secondo Passerini è la mancanza di veri orientatori al lavoro, ovvero la mancanza di un corso di laurea dedicato a formare queste figure professionali. E continua: «Il lavoro è diventato individuale. Il lavoro ha distrutto il sistema di tutela collettiva del lavoro. È una generazione intrisa del vivere giorno per giorno, di non aver grandi ideali e aver spostato le tutele nell’individualismo.»

Luca Vignaga enfatizza l’alternanza come strumento per trasferire le competenze e avvicinare i giovani ai vari settori professionali. Avviene, secondo Vignaga, un rapporto quasi filiale tra i dipendenti e i giovani che si affacciano all’azienda attraverso questa esperienza. Dobbiamo continuare a creare questi ponti tra scuola e azienda.

Altri temi affrontati sono quelli della reputazione online e offline da parte di Andrea Barchesi, e il ricollocamento dei manager che hanno frequentato la CGMT Formazione di cui Mario Sassi ci racconta i successi. Anche l’importanza delle recommendation e le sue due traduzioni originate da un problema culturale italiano, quello legato al valore negativo del termine raccomandazione che viene sostituito erroneamente da referenza, raccontate da Alessandro Camilleri e Marco Cigna. Per ultimo il grido di Passerini ad essere originali con i curriculum e con la lettera di presentazione e non ricorrere all’uso del cv europeo.

Nel frattempo in una sala adiacente dell’avveniristico opificio si stava tenendo un momento importante riservato agli studenti che hanno avuto la possibilità di incontrare le aziende e stabilire con loro una connessione unica attraverso domande e risposte. Tutto questo si è chiamato “Scuola delle idee”.

Mi è dispiaciuto molto perdermi i due panel del pomeriggio, sarebbero saliti sul palco persone che in qualche modo stimo e seguo nella loro attività come Andrea Monti di Altromercato, Toni Muzi Falconi, un esperto di comunicazione di altissimo livello o la divina Annamaria Testa sempre pronta a bacchettare gli ospiti per i tanti (troppi) inglesismi utilizzati.

Posso liberamente affermare che questa prima edizione di Nobìlita abbia centrato l’obiettivo creando un evento necessario, indipendente e veramente libero. I temi affrontati hanno ridato più dignità al lavoro valorizzando la Persona coinvolta nel processo. Come ripetuto più volte nei vari panel, bisogna sentirsi orgogliosi e felici di dire io sono un lavoro piuttosto che io faccio un lavoro.

Ad maiora!

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