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I diversi approcci al lavoro

Qualche giorno fa sono stato contattato da un collega perché lo sostituissi per dieci ore di docenza a un corso di formazione professionale. Accetto… mai buttare via le occasioni di lavoro!
Rimaniamo d’accordo che avrebbe passato il mio contatto agli organizzatori del corso e che questi mi avrebbero contattato per i particolari. Il giorno dopo sul cellulare appare un numero sconosciuto. Rispondo. Era uno degli organizzatori che mi comincia a parlare del corso: numero di ore, target di discenti, etc. Siamo stati un po’ al telefono e ci siamo messi d’accordo su tutto: durata del corso, pagamenti, lettera di incarico, documenti da produrre, etc. …e naturalmente ho spuntato un buon compenso.

Questa scena così banale mi ha ricordato che per quello che per me è stato un semplice colloquio con un cliente, per molti avrebbe avuto svolte differenti. Ecco come classifico i lavoratori in base
all’approccio al lavoro:

1) Il “Life for learn”: per questo lavoratore, colui che ti offre di lavorare si chiama datore di lavoro. Il datore di lavoro è dio in terra, è colui che ti concede l’opportunità di lavorare… Se non lavori come un matto lui parlerà male ad altri datori di lavoro. Il “Life for learn” avrebbe detto: “che bello che mi avete cercato: è da tanto che aspettavo un’occasione del genere così mi studio l’argomento del corso e imparo una cosa nuova… è da una vita che faccio stage… almeno mi date un rimborso benzina?”. Il vantaggio di essere un “Life for learn” è che ti chiameranno sempre. Lo svantaggio è che ti tratteranno sempre da “Life for learn”.

2) Il “raccattone”: lui invece accetta qualsiasi tipo di lavoro… l’importante è monetizzare. La sua prima regola che riassume il suo rapporto con i soldi è “pochi maledetti e subito”. Accetta subito il lavoro e poi chiede quanto sarà la parcella. La sua seconda regola è “meglio un uovo oggi che una gallina domani” non pensando che accettando un lavoro alle condizioni altrui è la cosa più sbagliata: il “raccattone” non pensa che se trovano uno più raccattone di lui, o peggio ancora un “Life for learn”, non lo richiameranno.

3) Il “professionista”: il cliente ha sempre ragione ma il professionista è il professionista: è il cliente che lo cerca, è il cliente che ha bisogno di lui e non il contrario! Come un medico fa parlare il cliente per capire le sue necessità e poi dice con naturalezza: “Ok si può fare. Per questo lavoro il mio onorario è X”. Il professionista ha già in bocca le risposte possibili all’affermazione del cliente: “X? È tantissimo! Caio prende Y!”. Con lo stesso tono di voce di prima risponde: “lo so che Caio prende Y… ma io al contrario di Caio ho tutti questi titoli ed esperienze” e comincia un elenco che non finisce più. Nel 50% dei casi gli affidano il lavoro subito. Nel 50% lo richiamano entro 24 ore. Il cliente sa che il professionista anche se caro porta valore aggiunto alla sua azienda.

Non dico di essere subito dei professionisti: ognuno di noi è passato dalle fasi precedenti e queste fasi sono importantissime per creare quel bagaglio fatto di esperienza che ti permette di risolvere i problemi. L’importante è non fossilizzarsi ma trasformare la carriera in una divina carriera.

Marco Rocchi

Laureato in chimica industriale e dottore di ricerca. Oltre a svolgere la libera professione presso il suo studio nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro e alimentare si occupa di formazione professionale sia presso gli istituti superiori. È iscritto presso il Ministero dell’Interno come Professionista Abilitato Antincendio, certificatore energetico e Formatore qualificato in sicurezza sui luoghi di lavoro. È consigliere dell’Ordine dei Chimici della Toscana e della Rete Toscana delle Professioni Tecniche. Per maggiori informazioni www.erreacca.com

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