Lavoro agile (alias Smart Working), cos’è?

In questi giorni si parla molto di lavoro agile, ma che cos’è e perché si chiama in questo modo?

Partiamo dalla notizia che ha fatto un gran discutere di questo “lavoro agile”, da qualche settimana, infatti, è stata approvata una legge che ne regola l’attivazione (legge 81/2017).

Innanzitutto lavoro agile è una traduzione più o meno corretta dell’espressione inglese smart working. Si riferisce al fatto che annulla i vincoli spazio-temporali e immette il lavoro nella vita quotidiana rendendola 4.0. Da oggi però questo non limite spazio-temporale è normato e quindi regolamentato dalla legge che prevede momenti di iperconnessione a momenti di diritto di vivere la vita in maniera privata. E’ legato quindi indissolubilmente ad una tipologia di lavoro “connessa”, riferita molto spesso alle innovazioni portate avanti dall’ICT.

In questo modo di lavorare diventa fondamentale il raggiungimento di obiettivi specifici che prevaricano i cosiddetti vincoli spazio temporali. Insomma è importante arrivare all’obiettivo non importa se sei in ufficio, al parrucchiere o in casa mentre accudisci i bambini, tutto è a portata di mano grazie alle recenti tecnologie che favoriscono l’accesso delle informazioni anche da “remoto”.

Lo smart working diventa un’attività capace di far fronte sia alle esigenze dell’azienda che a quelle del lavoratore determinando gli obiettivi specifici e redigendo un accordo che indichi quali strumenti tecnologici l’azienda può mettere a disposizione del lavoratore per arrivare a tale scopo.

Come è possibile però definire i momenti in cui devo essere reperibile a quelli di svago? Tutto deve essere definito in fase di contratto, ma si rifà alle norme della contrattazione collettiva del lavoro. La vera novità di questa legge è che si inizia a parlare di diritto alla disconnessione, il momento in cui non si è tenuti al controllo ossessivo di notifiche sullo smartphone, sul tablet o sul notebook.

Questa nuova tipologia di lavoro favorirà senza alcun dubbio la produttività della risorsa grazie soprattutto alla componente flessibile di questo accordo che renderà il rapporto oltre che qualitativamente migliore anche quantitativamente più efficace.

L’agilità quindi come chiave di successo del lavoro del futuro? Forse sì, forse no, forse siamo già oltre questa dimensione, forse contribuirà a ridurre la disoccupazione: tante incognite che non ci permettono ancora di stabilire quale sarà il successo di questa indispensabile operazione giuridica. Da ora in poi i molti lavoratori che già utilizzavano la tipologia di collaborazione potranno tirare un sospiro di sollievo e lavorare concretamente in maniera “smart”.

2 pensieri su “Lavoro agile (alias Smart Working), cos’è?

  1. Da Smartworker da un anno e mezzo non posso che apprezzare il contenuto letto qui sopra.
    Mi permetto di aggiungere due consigli, già citati in Bad-work.com:
    1) Comunicazione efficace ed attiva con colleghi (lontani) e con il capo (lontano e spesso irragiungibile)
    2) Gestione del Tempo (ho visto che c’è già un articolo al riguardo, ottimo pure quello)
    Grazie e ottimo lavoro

    1. Grazie, apprezzo molto il feedback e i consigli! Se vuoi puoi lasciare il link ai tuoi post sulla comunicazione efficace e attiva e sulla gestione del tempo affinché chi è interessato possa approfondire.

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