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Il leader virtuoso si vede dai suoi dipendenti

E’ notizia di questi primi giorni del 2017 il fatto che Giuseppe Moro, presidente e amministratore delegato di Convert, azienda romana che opera nel settore del fotovoltaico, abbia regalato due mensilità aggiuntive a tutti i dipendenti dell’azienda. La motivazione è semplice, Moro considera le risorse umane la vera ricchezza e “asset strategico” della ditta.

Nulla di nuovo, anzi si teorizza dappertutto l’importanza delle risorse umane nel processo produttivo e la cosa non dovrebbe certo stupire. Il vero stupore invece viene dall’argomentazione e dalla naturalezza con la quale affronta la tematica.

«Abbiamo sempre tenuto in grande considerazione il miglioramento delle condizioni dei dipendenti – afferma Moro – che sono la nostra vera ricchezza e asset strategico, se chiediamo il loro impegno per raggiungere determinati obiettivi e li raggiungiamo trovo naturale che vadano ricambiati»

Gli obiettivi di un’azienda non dovrebbero essere obiettivi di arricchimento economico di un’élite di persone, ma obiettivi di sviluppo aziendale vero e proprio che includano una visione strategica dell’azienda stessa e dei suoi dipendenti. Purtroppo in Italia sono pochi i leader illuminati che riescono a coinvolgere i dipendenti nelle dinamiche aziendali, ma soprattutto che ne condividono i risultati raggiunti.

Altresì di questi esempi nelle grandi aziende ce ne sono (per fortuna) molti, il vero problema magari risiede nelle piccole imprese spesso a carattere famigliare con pochi dipendenti. In quei contesti il leader è improvvisato oppure è spinto da forti motivazioni personali difficilmente condivisibili con altri.

Il leader virtuoso quindi si riconosce dall’affetto che i suoi dipendenti hanno e mostrano nei confronti del loro lavoro e delle attività svolte. E’ sottinteso che provare affetto per un’attività o una persona è sinonimo di felicità. Ecco, qui sta la vera incognita: riconoscere un beneficio economico è sufficiente per abbattere malumori, insoddisfazioni, scarsa motivazione? Forse no, ma rappresenta sicuramente un ottimo passo avanti.

Altro aspetto importante è quello relazionale: il leader chiede, il dipendente risponde (bene, nel caso di Convert) e i successi sono condivisi, non c’è niente di più naturale. Pensare un mondo professionale diverso, può nuocere ad entrambi, ma soprattutto può incrinare la relazione sociale che si infervora nelle differenze economiche favorendo un rapporto impari, quel rapporto che ha caratterizzato la storia professionale italiana da prima della guerra ad oggi. Ora agiamo nell’epoca dell’innovazione e della globalizzazione e questi spiragli fanno ben sperare nel futuro, protesi verso un nuovo modo di percepire il lavoro.

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